ARCHIVI STORICI E INTERNET


Forse a qualcuno può sembrare strano che, tra i tanti problemi importanti di cui ci si dovrebbe occupare, ci sia anche quello degli archivi storici. Ed in effetti non è fisiologico che una questione cosi' tipicamente specialistica debba arrivare all'attenzione generale: gli eruditi che frequentano gli archivi storici sono infatti quanto di piu' lontano si possa immaginare dagli interessi e dall'attenzione di una generica opinione pubblica.
Ciononostante a me pare che sia giunto il momento di occuparci anche dei nostri archivi storici. Del resto io stesso che scrivo non sono assolutamente un erudito, ma il problema mi appassiona.
Vediamo dunque quali sono i termini di questo problema.
Si sente dire spesso, è ormai un luogo comune, che l'Italia possiede il piu' grande patrimonio di monumenti storici e capolavori d'arte del mondo. Ma, anche se non lo si sente mai dire, l'Italia ha probabilmente anche il piu' cospicuo patrimonio archivistico del mondo. L'unica differenza è che, mentre i monumenti e le opere d'arte si vedono, gli archivi storici nessuno sa nemmeno dove siano. Ma questo non significa che non esistano nè che non siano importanti.
Il monumento (monimentum) trasmette attraverso i secoli il suo messaggio, viene inserito in un determinato contesto storico e culturale, e viene interpretato e compreso solo perchè ha alle sue spalle ricerche e studi approfonditi.
Di solito queste ricerche si fanno negli archivi, senza i quali potremmo sapere ben poco della nostra storia. Quindi, se c'è interesse per il mondo antico e per le testimonianze ed i capolavori che ci ha lasciato in eredità, questo interesse deve necessariamente estendersi agli archivi storici.
In realtà sembra esserci solo disinteresse. Non c'è interesse nell'opinione pubblica, ma, l'abbiamo appena detto, questo è fisiologico. Ma non c'è interesse nemmeno nelle autorità che devono occuparsi della tutela del patrimonio artistico, nè nelle decisioni politiche e amministrative che riguardano questi archivi.
Non si spiega altrimenti l'umiliante divario tra quello che l'Italia non fa e quello che gli altri paesi "fanno". Non è evidentemente un problema di spesa.
A differenza del patrimonio artistico e monumentale, la dimensione degli archivi da tutelare non incide molto sulla spesa. Tutto quello che bisogna fare, nell'era dell'informatica, è di microfilmare i documenti e poi registrarli su un supporto magnetico. Se le risorse sono poche, si comincia con gli archivi piu' antichi e piu' preziosi, e poi col tempo seguiranno gli altri. Oltretutto gli archivi piu' antichi sono necessariamente di dimensioni piu' ridotte.
Registrare questi archivi è di fondamentale importanza: li si mettono finalmente al sicuro da disastri sempre possibili, ed inoltre li si rendono piu' facilmente accessibili agli specialisti. Una volta registrati su supporto magnetico potranno essere visionati senza che siano toccati i delicati supporti fisici. Inoltre i documenti potranno essere esaminati tutti sistematicamente, anche senza conoscerne prima il contenuto o l'indirizzo di catalogo. Infatti le note dei cataloghi che descrivono i manoscritti spesso non ne rappresentano fedelmente il contenuto: i compilatori non sempre erano in grado di interpretare il testo o anche solo di leggerlo.
Dato che l'accesso ad un documento può avvenire solo attraverso il catalogo, molti documenti importanti rimangono sconosciuti. La registrazione su supporto magnetico consentirebbe invece di rendere accessibili e consultabili tutti i manoscritti, rendendo cosi' finalmente possibile la scoperta di tanti documenti di cui non si sospetta nemmeno l'esistenza.
Il paragone con quello che avviene all'estero è particolarmente mortificante per l'Italia.
In numerosi altri paesi, Stati Uniti in testa, la registrazione automatica di archivi di tutti i tipi è una consuetudine ormai pluridecennale: anche quando i fondi archivistici non sono particolarmente importanti vengono comunque sistematicamente registrati: dagli atti di stato, agli archivi delle università, biblioteche, giornali ecc. Molti di questi archivi vengono poi messi a disposizione di tutti tramite Internet.
Nei siti americani (e non solo) si possono a volte visualizzare delle antiche pergamene o anche dei papiri. E fa sempre una certa impressione reperire presso una "remota" università degli Stati Uniti un manoscritto di qualche personaggio del rinascimento italiano (finito al di là dell'Atlantico chissà come), ben conoscendo la difficoltà di accedere a documenti analoghi conservati nella propria città.
Non si può non osservare quanto sia paradossale che nel paese piu' statalista di tutti dopo il crollo dell'Unione Sovietica, non venga spesa nemmeno una lira di denaro pubblico per rendere accessibile un patrimonio che è di tutta l'umanità; e che siano invece proprio i paesi liberisti (attraverso enti pubblici, università e privati filantropi) a mettere a disposizione di tutti grandi quantità di documenti. Si può citare l'esempio della British Library, che sta attuando un programma di alcuni anni per registrare e rendere accessibili tramite Internet tutti i suoi fondi archivistici.
È necessario quindi che l'Italia colmi il ritardo riversando in Internet i propri archivi storici e in aggiunta anche i testi di tutti i documenti manoscritti che finora sono stati tradotti e pubblicati.
Inoltre sarebbe opportuno attuare anche altri progetti, come rendere disponibili i cataloghi e gli archivi fotografici delle opere d'arte, i libri antichi in formato immagine ecc. (anche a pagamento o con l'aiuto di qualche sponsor).
Finora però, non solo il modello statalista italiano non ha prodotto nulla di tutto questo, ma anzi la televisione e la stampa stanno cercando in tutti i modi di ostacolare lo sviluppo di Internet (ogni volta che i mass media parlano di Internet lo fanno per criminalizzarlo; mai finora la televisione ed i giornali hanno spiegato al pubblico italiano che cos'è Internet, a cosa serve e quali sono le sue potenzialità).
Si può cercare di immaginare cosa pensino dell'Italia quei paesi che hanno messo a disposizione di tutto il mondo anche archivi di importanza relativa, mentre questo paese che ama vantarsi della ricchezza del suo patrimonio artistico non è riuscito a mettere al sicuro nemmeno i suoi archivi storici piu' importanti.
Ma (ad uso delle autorità competenti e dei nostri politici) si può anche immaginare la reputazione che si farà all'estero chi deciderà il modestissimo stanziamento a favore dell'arte, della cultura e della storia di tutto il mondo.
Chiunque esso sia si sarà reso benemerito anche per avere finalmente indirizzato l'Italia verso lo sviluppo anzichè verso l'involuzione.