In
Italia sono almeno 4 milioni i consumatori di marijuana, forse parecchi di
più. Molti di loro sono giovani, prevalentemente studenti liceali o
universitari; molti invece hanno superato i 30 o 40 anni, hanno un buon
reddito, una famiglia, una carriera: con l'immagine terrorizzante e
criminosa del "drogato" chi fuma la marijuana ha insomma assai
poco a che fare. Il problema è che l'erba (cioè le infiorescenze della
pianta femminile) e il fumo (cioè la resina) si trovano con difficoltà,
costano relativamente cari e, soprattutto, espongono il consumatore
all'arbitrio e all'illegalità, questa sì criminale, del mercato
clandestino. Per questo, si sono detti in molti, "è ora di
piantarla", e cioè di coltivarsi la canapa in casa, in terrazza o in
giardino.
La Cannabis sativa accompagna
la civiltà occidentale e ancor più quella orientale, fin dai suoi
primordi. Con fortune alterne: di volta in volta impiegata come pianta
medicinale, utilizzata per scopi rituali e ricreativi, bandita come droga
pericolosa. Oggi l'Organizzazione mondiale della sanità, molti governi e
quasi tutti gli scienziati si trovano d'accordo nel non ritenerla affatto
pericolosa perché non è tossica, non produce guasti all'organismo, non dà
dipendenza, non induce ad aumentare progressivamente la dose. Resta
tuttavia illegale in quasi tutti i paesi, sebbene alcuni (tra cui
l'Italia) ne abbiano depenalizzato il consumo.
Ma proprio qui sorge una
contraddizione non da poco: se voglio fumare uno spinello (la legge me lo
consente), devo prima comprarlo. Ma così facendo commetto un reato. Non
solo: tutti sanno, i governi, le polizie e i consumatori, che il mercato
clandestino della droga è una delle maggiori fonti di reddito della
criminalità internazionale, che le sostanze che vi si acquistano non sono
sottoposte ad alcun controllo e che proprio quel mercato è il luogo di
passaggio (fortunatamente non per tutti) alle droghe pesanti, sempre
pericolose e spesso letali.
Per questo negli ultimi anni,
si è venuta diffondendo in Europa e in Nord America, e ora anche in
Italia, l'abitudine di coltivarsi da sé la canapa indiana. Per fornire al
consumatore-coltivatore l'aiuto necessario, sono sorti i "grow
shop", negozi specializzati che vendono tutta l'attrezzatura
necessaria per allestire una "grow room" (cioè una piccola
serra domestica), nonché i semi, il cui acquisto è legale perché non
contengono il cannabinoide Thc, cioè il principio attivo. Con una spesa
che oscilla fra i 500 e i 1.500 euro si può allestire una serra domestica
completa di tutto il necessario: vasi per la coltivazione, sistema di
illuminazione, sistema di aerazione, irrigatore e così via.
Il metodo preferito dai
consumatori è l'idroponica: le radici affondano in un substrato inerte
(per esempio argilla) che viene costantemente imbevuto di una soluzione di
acqua e nutrienti con un sistema di irrigazione a riciclo continuo. Le
radici, in questo modo, assorbono gli elementi necessari alla crescita
direttamente dall'acqua. Un timer regola poi l'accensione di una lampada
al sodio (assai più potente di una normale lampadina) e di un aeratore:
la canapa, infatti, ha bisogno di molta luce e di aria fresca. Con questo
sistema, messo a punto e sperimentato nei Paesi Bassi, dove la marijuana
è legale, bastano tre mesi per passare dalla semina al raccolto; dopodiché
è sufficiente far essiccare la pianta, eliminare foglie e rametti, e
gustarsi le infiorescenze.
Filippo Vona, trent'anni,
coautore del Nuovo manuale per la coltivazione pubblicato da Stampa
alternativa, ha aperto a Roma nell'ultimo anno e mezzo due negozi (si
chiamano entrambi Filo d'erba e si possono visitare anche su internet) che
vendono tutto l'occorrente per costruirsi una grow room casalinga. Con lui
lavorano Stefania e Daniele. La licenza parla di "vendita di
attrezzature agricole e materiale per giardinaggio" e nella sua
attività non c'è naturalmente alcuna istigazione di reato, alcun
incitamento a coltivare piante proibite, alcuna esaltazione della cannabis.
Le sue attrezzature, del resto, vanno benissimo anche per le fragole. Non
ha mai avuto problemi con la polizia perché rispetta scrupolosamente la
legge ("Ho avuto un paio di controlli" racconta "ma non è
successo niente"). Fra i suoi clienti non ci sono soltanto, come si
potrebbe forse pensare, ragazzi con le treccine rasta e fricchettoni
invecchiati, ma anche e soprattutto professionisti, avvocati, giornalisti,
medici. "Insomma" dice sorridendo, "gente normale".
Non gli piacciono gli smart shop (dove si comprano prodotti allucinogeni
o "energetici", cioè quei negozi che vendono sostanze legali,
come alcune specie di funghi, che tuttavia sono a tutti gli effetti
psicoattivi e che, sostiene "possono anche fare male se in mano a un
ragazzino".
Se gli si chiede come gli è
venuto in mente di aprire un negozio del genere, parla di
"inquietudine romantica" e di "spinta innovativa". Non
gli piace l'ipocrisia di una società che proibisce la cannabis e diffonde
massicciamente psicofarmaci e antidepressivi, né il clima
proibizionistico che cancella ogni differenza fra droghe leggere e
pesanti. Filo d'erba è insieme un'utopia e un modello di
microinprenditorialità, una visione del mondo e una battaglia civile, un
negozio e uno stile di vita. E gli affari vanno bene.
In Italia i negozi come Filo
d'erba sono una sessantina, forse più: un calcolo approssimativo
suggerisce che ogni mese si vendano nel nostro Paese un migliaio di grow
room. Il che significa che i consumatori-coltivatori (clandestini perché
coltivare la marijuana, sia chiaro, è un reato) sono parecchie decine di
migliaia.
Aprire un grow shop è
un'attività ai margini del Codice penale: non perché lo infranga, ma
perché ne sfrutta le incongruenze e le lacune. In realtà, la vera
incongruenza è probabilmente la persistenza di un divieto ingiustificato
e anacronistico.
L'antiproibizionismo,
battaglia storica del Partito radicale, prosegue oggi in forme nuove, e il
fenomeno dei grow shop, prosciugando giorno dopo giorno il mercato
criminale della droga, ne costituisce un capitolo essenziale.
L'appuntamento è ad aprile, a Carrara, dove si terrà la prima fiera
italiana della canapa e dei suoi molti derivati.
Panorama, 11 novembre 2004
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