Consorzio CANAPAITALIA in collaborazione con Legambiente e Provincia di Ferrara.
Con il patrocinio della Regione Emilia Romagna

CANAPA: RITORNO AL FUTURO

Attività e risultati

Ferrara Castello Estense 8 Febbraio 2000


Pietro Pasini (1), Enrico Banzi (2)
(I)Tecnagri Ravenna , (2) Sorgeva

Premessa e scopi
L'evoluzione ha caratterizzato negli ultimi anni il settore agricolo nei suoi vari aspetti: tecnici, produttivi, economici e commerciali, ha comportato la necessità di trovare soluzioni alternative alle tradizionali colture che si erano affermate in passato, soprattutto nelle aziende di media e grande dimensione.
Gli orientamenti, da tempo emersi in ambito europeo, per una maggior attenzione alle problematiche ambientali, la riduzione dei prezzi dei principali prodotti agricoli, dovuta all'internazionalizzazione dei mercati e alla eliminazione delle barriere commerciali, la richiesta dei consumatori verso prodotti di origine naturale, più rispettosi dell'ambiente e della salute, hanno portato ad una ripresa di interesse nei confronti delle colture da fibra, un tempo presenti nei nostri territori e poi abbandonate. Tra queste la canapa è quella che più risponde al bisogno di innovazione del settore agricolo e che può anche rappresentare una grande opportunità per l'industria tessile e per nuove utilizzazioni industriali.
La riproposizione della canapa nell'ambiente ferrarese richiede peraltro una messa a punto delle tecnologie di coltivazione e di prima lavorazione delle fibre, finalizzate al superamento di taluni elementi critici che, in passato, avevano portato all'abbandono della coltivazione. Particolare attenzione deve essere rivolta alla raccolta e alla movimentazione del prodotto, operazioni che un tempo richiedevano elevate quantità di mano d'opera ed erano molto onerose; altri temi da sviluppare riguardano la scelta delle varietà da impiegare e la produzione di seme. Su queste e sulle altre problematiche tecniche ed economiche connesse allo sviluppo della canapa sono incentrati progetti e ricerche, a livello nazionale e internazionale, in cui sono impegnati istituzioni scientifiche, enti pubblici e società private.
La Coop. Sorgeva ha elaborato ed implementato un articolato progetto per lo studio e la verifica di alcuni dei più importanti aspetti legati alla reintroduzione della coltura negli ordinamenti produttivi delle aziende agricole della provincia di Ferrara. L'attività è stata possibile grazie alla collaborazione di numerose società ed aziende private che, con il supporto delle istituzioni pubbliche locali e della Regione Emilia - Romagna, hanno portato a conclusione due anni di sperimentazione. Anche in virtù di questa collaborazione molte delle società coinvolte nel progetto hanno dato vita al Consorzio Canapa Italia.



Attività di sperimentazione e dimostrazione
Programma 1998
Nel primo anno di sperimentazione si è operato in un'unica località, per verificare il comportamento della coltura soprattutto in relazione alla adattabilità dei materiali genetici di origine francese all'ambiente di prova. Si sono quindi coltivate 5 varietà monoiche (Felina, Futura, Fedrina, Ferimon e Fedora) e in una prova parcellare è stato realizzato un confronto tra dette varietà e genotipi italiani ancora disponibili (varietà dioiche Carmagnola, Fibranova e C.S.). Si è inoltre provveduto alla semina delle varietà impiegando due diversi quantitativi di seme, rispettivamente 25 e 50 kg/ha, e si è destinata una superficie di circa un ettaro alla raccolta precoce delle piante, interrompendone lo sviluppo vegetativo in uno stadio ancora erbaceo, con gli steli ad altezza di circa I, 4 metri.
La semina è stata effettuata in terreno argilloso limoso, con una seminatrice pneumatica a righe, nella terza decade di aprile con oltre un mese di ritardo rispetto all'epoca ottimale di semina della canapa che, per l'ambiente emiliano romagnolo, è indicativamente a metà marzo. Durante la coltivazione non si sono riscontrati particolari problemi fitosanitari e lo sviluppo delle coltivazioni è stato regolare fino all '8 luglio, quando una grandinata ha colpito la zona di sperimentazione senza peraltro compromettere le valutazioni in corso.
Le raccolte sono state eseguite nel mese di agosto con piante in pieno sviluppo e con altezza comprese, a seconda delle varietà e degli appezzamenti, tra 2,2 e 3 metri.
Programma 1999
Sulla base dei risultati conseguiti nel primo anno di attività, e in accordo con gli industriali del settore (STYFIL) si è approntato un programma di lavoro incentrato su due tematiche principali: la produzione di fibra tessile da coltivazioni ad alta densità, secondo la tecnologia francese di raccolta del lino, e la produzione di seme. In particolare si è inteso concentrare l'attenzione verso quelle tipologie produttive che sono finalizzate all'ottenimento di materie prime di maggior pregio per l'industria.



Risultati e considerazioni
Valutazioni varietali e agronomiche
Le prove condotte nel biennio hanno permesso di verificare il buon comportamento produttivo di alcune varietà monoiche di origine francese sia per la produzione di biomassa sia per la produzione di fibra a destinazione industria tessile.
Nel corso del 1998 si è potuto rilevare che, nonostante i genotipi monoici saggiati siano caratterizzati da cicli più precoci rispetto alle tradizionali varietà italiane, la produzione di biomassa secca in pieno campo è stata mediamente di 7 t/ha, con punte di oltre 9 t/ha.
Le differenze di produzione tra le due densità di semina saggiate sono state valutate mediamente nell'ordine del 20%, con il valore più basso a carico dell'investimento inferiore. Dal confronto varietale parcellare, comprendente anche i tre genotipi italiani, è emerso che, nell'ambiente del basso ferrarese, raccogliendo il prodotto a fine luglio si è raggiunto il tetto di produzione di biomassa secca (10,5 t/ha di media), non essendosi sostanzialmente incrementato il valore con la raccolta di metà agosto (10,8 t/ha). La differenza ponderale è stata rilevata per la biomassa verde che è diminuita da 29,7 a 21,0 t/ha: su questo andamento oltre alle condizioni pedoclimatiche e alle caratteristiche dei materiali genetici ha inciso indubbiamente anche la grandinata di inizio luglio.
All'analisi del contenuto in THC (tetraidrocannabinolo) sono stati riscontrati valori compresi tra 0,014% e 0,026%, abbondantemente entro i limiti della normativa comunitaria che fissa il massimo contenuto ammesso allo 0,3%; il valore più elevato è stato riscontrato per la varietà Carmagnola.
Valutazioni tecnologiche sugli steli hanno permesso di evidenziare che le varietà italiane presentano una percentuale in tiglio inferiore alle varietà monoiche. Il dato medio in tiglio ottenuto dalle 8 varietà saggiate è stato 23,3%, il valore più elevato si è riscontrato in Futura (26,3%), quello più basso in Carmagnola (18,6%).
Complessivamente, anche sulla base delle indicazioni fornite dagli utilizzatori industriali, le varietà più interessanti sono state FELINA, FUTURA e FEDRINA.
Con riferimento alla attività svolta nel 1999 è da segnalare come la semina sia stata effettuata in tutte le località in epoca molto ritardata rispetto al momento ottimale, a causa di difficoltà nel reperimento e nella consegna della semente. La semina, effettuata nell'ultima decade di maggio, è stata seguita da un andamento climatico molto caldo e asciutto, non proprio favorevole alle prime fasi di sviluppo delle coltivazioni, che ha penalizzato l'emergenza e ostacolato la crescita delle giovani piantine, soprattutto nei terreni più difficili in località Codigoro e valle del mezzano. Nel secondo caso si è reso necessario intervenire con l'irrigazione per non compromettere lo sviluppo delle coltivazioni e del campo di confronto varietale.
I risultati produttivi alla raccolta, effettuata in data 8 settembre, della prova varietale sono riportati in tab. 1 dalla quale si può rilevare che la produzione media di campo è stata di 4,18 t/ha.
Si è avuta la conferma di FELINA quale varietà più produttiva e degli altri genotipi francesi FEDRINA e FUTURA, mentre le tre varietà dioiche italiane si sono dimostrate meno produttive e da ritenere non molto adatte a questa tecnica di coltivazione. Va tuttavia sottolineato che, come peraltro evidenziato nel primo anno di attività, il seme delle varietà italiane è apparso in genere di qualità (germinabilità ed energia germinativa) inferiore a quello delle altre varietà in prova e ha determinato un investimento sensibilmente inferiore rispetto a quello ipotizzato.
Le analisi del contenuto in THC, effettuate per via gascromatografica presso i laboratori dell'ARPA di Ferrara, hanno confermato che per tutte le varietà è rispettato il limite di legge e che le varietà italiane mostrano tendenziamente valori superiori nei confronti di quelle francesi.
Nella tabella è riportato anche il dato relativo alla lunghezza della fibra, rilevato dalla Stazione Sperimentale di Milano e ottenuto misurando una "mannella" ricavata dopo aver pettinato manualmente il tiglio estratto dagli steli. Si può apprezzare come il tiglio di FELINA, tra le cultivar monoiche, e di FIBRANOVA, tra le dioiche, abbia fornito le fibre di maggior lunghezza.

Tab. 1 - Canapa coltivata ad elevate densità di semina; risultati del confronto varietale

Varietà Produz.
(t/ha)
Piante alla raccolta
(n/m2)
THC
(% su s.s.)
Lunghezza fibra
(mm)
Carmagnola 3,69 205 0,087 240
C.S. 3,28 140 0,142 250
Fibranova 3,07 230 0,136 360
Futura 4,04 350 0,117 350
Fedrina 5,43 350 0,051 310
Felina 5,57 290 0,057 450
Media 4,18 260 0,098 325

 

Modalità di raccolta e lavorazione della fibra
Uno dei motivi che in passato contribuì alla scomparsa della coltivazione della canapa era dovuto all'elevato impiego di manodopera richiesto dalla raccolta e dalla separazione delle fibre; di conseguenza il ritorno della coltura dipende anche dallo sviluppo della meccanizzazione di queste importanti operazioni. Nel primo anno di attività si è proceduto alla verifica delle modalità di intervento studiate per altre colture da fibra: taglio delle piante, essiccazione naturale in campo della pianta intera o stigliata e rotoimballarura del prodotto.
I risultati conseguiti hanno permesso di evidenziare, con le macchine e attrezzature disponibili sul mercato, la possibilità di raccogliere agevolmente la fibra di canapa operando in un'epoca ad elevata insolazione, che favorisce l'essiccazione naturale del prodotto, ottenendo rotoballe facilmente stoccabili e conservabili.
Le linee di meccanizzazione utilizzate si sono basate sull'impiego di falciatrice o falciaandanatrice, stigliatrice giroranghinatore e rotoimballatrice a camera variabile. Le rotoballe, a centro duro, di steli interi, presentavano un peso medio di circa 350 kg ed umidità del 12%.
La separazione in campo delle fibre, mediante l'impiego di decorticatrice trainata, ha permesso di ottenere rotoballe di solo tiglio del peso medio di circa 370 kg, umidità 12%, ma ha comportato la perdita in campo della frazione legnosa (canapulo), la necessità di ricorrere a trattrici di elevata potenza con una modesta capacità di lavoro del cantiere. La canapa raccolta con le modalità sopradescritte può costituire una materia prima per diverse utilizzazioni industriali (carta, pannelli, materiali compositi, ecc...) ma non è idonea per la destinazione tessile, che rappresenta l'obiettivo principale della reintroduzione della coltura nel ferrarese.
Per tali motivi nel 1999, come già detto, si è scelto di operare la coltivazione e la raccolta della canapa secondo la tecnologia messa a punto e sviluppata nel nord Europa per il lino tessile.
Per la raccolta è stata utilizzata una estirpatrice semovente DEPOORTERE, che provvedeva all'estrazione delle piante, al loro convogliamento e alla deposizione ordinata sul terreno; nelle andane le piante erano poste in posizione ortogonale rispetto alla direzione di avanzamento della macchina. Successivamente si è operata la rotoimballatura degli steli con una rotoimballatrice a camera variabile e il prodotto è stato avviato per la lavorazione delle fibre tessili ad una industria nel nord della Francia.
I dati relativi alle attrezzature meccaniche impiegate sono riportati in tab. 4, mentre le caratteristiche delle rotoballe compaiono nella tab. 5.

Tab. 2 - Canapa ad elevata densità di semina, caratteristiche delle rotoballe di steli interi

Forma cilindrica
Sezione trasversale (m2) 1,54
Lunghezza (m) 1,17
Massa unitaria (kg) 230
Massa volumica apparente (kgim3) 128

 

Produzione di seme
L'ottenimento di seme dalla canapa può avere come obiettivo sia un prodotto da destinare alla risemina sia una materia prima interessante per usi diversi (alimentari e non); le coltivazioni condotte nel 1999 rispondevano a questo secondo scopo. Per valutare la potenzialità produttiva dei genotipi disponibili e per poter disporre di sufficiente prodotto da analizzare per gli aspetti qualitativi e tecnologici si sono approntati parcelloni con le diverse varietà seminate a bassa densità, in ragione di 30 kg/ha di seme; si è anche destinata a seme una parte della superficie coltivata ad elevato investimento in località Ferrara.
La coltura specializzata da seme ha superato difficoltà iniziali dovute allo stress connesso alla semina tardiva (terza decade di maggio), concretizzatesi in una maggior competizione delle erbe infestanti, in una limitata disponibilità idrica meteorica e a conseguenti investimenti reali di piante inferiori a quelli teorici. Successivamente l'andamento climatico favorevole del periodo estivo (particolarmente piovoso) ha consentito di portare a buon fine le coltivazioni, anche se con notevole ritardo rispetto all'epoca prevista e con una accentuata scalarità di maturazione del seme.
Non essendo disponibili in zona mietitrebbie modificate per la canapa ed essendo intervenute anche difficoltà climatiche per l'allungamento del ciclo colturale si è optato per la raccolta manuale del seme, operando in rappresentative aree di saggio. La resa media ottenuta è stata di 266 kg/ha, mentre i risultati produttivi, in ordine decrescente per varietà sono stati i seguenti: FEDRINA 347 kg/ha, FELINA 310 kg/ha, FUTURA 270 kg/ha, CARMAGNOLA 257 kg/ha, C.S. 234 kg/ha e FIBRANOVA 180 kg/ha.
Nel caso della coltivazione ad alta densità di piante si è potuta apprezzare la riduzione di taglia delle piante ed una buona resa in seme: da un campionamento a inizio di ottobre si è rilevata una produzione unitaria di 480 kg/ha.
La produzione unitaria è stata relativamente bassa a causa della scalarità di maturazione degli acheni e delle conseguenti perdite che, anche per l'andamento stagionale (vento e piogge) sono state considerevoli.
Nelle colture da seme si è anche rilevata una ricca presenza di entomofauna: in un campione di pochi apici vegetativi a fine settembre si sono raccolti numerosi individui appartenenti ai seguenti ordini e famiglie: collemboli, psocotteri, rincoti (miridae, afidinae), lepidotteri (nottuidi), ecc...

Valutazioni economiche
L'eventuale reintroduzione della canapa non può ovviamente prescindere dagli aspetti legati alla convenienza economica sia per gli agricoltori sia per gli altri soggetti che compongono la filiera agroindustriale. L'attività condotta in provincia di Ferrara ha contribuito alla raccolta di elementi di conoscenza relativi a taluni aspetti operativi, soprattutto della fase agricola, e ha permesso di ottenere sufficienti quantitativi di prodotto (fibra sotto diverse forme, seme) per valutazioni merceologiche e qualitative da parte degli esperti dei vari settori, a valle della produzione agricola, interessati all'utilizzazione della canapa.
In questa sede si riporta una sintetica elaborazione di un costo di coltivazione della canapa, relativo alla tecnica ad elevata densità, orientata all'ottenimento di un prodotto di pregio.
Dai valori di tab. 3 si può facilmente rilevare come i costi variabili di coltivazione siano abbastanza elevati, soprattutto se comparati a quelli di altre colture primaverili estive della zona (oleaginose, sorgo, mais, ecc) e tra le voci di costo sia particolarmente rilevante quella della semina (quantità e prezzo del seme).

Tab. 3 - Costi variabili di coltivazione canapa da fibra ad alta densità

Voce di costo Quantità Costo
unitario
Costo totale
(lire/ha)
%
Preparazione del terreno
(estirp. discature, erpicatura)
  250.000 250.000 13,6
Semina (seme) 120 kg 8.000 960.000 54,8
Semina (operazione)   50.000 50.000  
Concimazione   150.000 150.000 8,1
Cure colturali (Roundup) 81 10.000 80.000 7,9
Cure colturali (Sulfamon) 241 1.500 36.000  
Cure colturali (2 distribuzioni) 2 15.000 30.000  
Raccolta (est. piante) 2h 40.000 80.000 12,7
Raccolta (imballatura 14 balle/ha) 14n. 11.000 154.000  
Trasporto aziendale e carico 1,5h 35.000 52.500 2,8
TOTALE 1.842.500 100,0

 

Abbastanza contenuto è invece risultato il costo delle operazioni di raccolta per l'efficienza e la capacità di lavoro delle attrezzature meccaniche impiegate in questa tipologia produttiva che è, in ogni caso, caratterizzata da modeste quantità di biomassa da raccogliere.

Tab. 4 - Ipotesi di bilancio colturale della canapa da fibra ad alta densità (000 di lire)

  Voci lire/ha lire/t di steli (*) lire/t di tiglio (**)
COSTI Costi variabili di coltivazione 1.850 529 3.083
Costi fissi 1.150 329 1.917
Costo totale di coltivazione (a) 3.000 857 5.000
RICAVI Contributo UE (b) 1.300 371 2.167
Dal mercato (a - b) 1.700 486 2.833

(*) Produzione steli 3,5 t/ha
(**) Produzione tiglio 0,6 t/ha (17%)

Sulla base dei costi variabili calcolati e ipotizzando costi fissi dell'ordine di 1 - 1,2 milioni di lire/ha è possibile fare il bilancio della coltura determinando, in base al costo totale di produzione agricola e al contributo comunitario, quanto l'industria dovrebbe riconoscere all'agricoltore; nella tab.4 è riportato questo calcolo. Nelle condizioni di coltivazione sperimentate il valore della materia prima che l'industria dovrebbe riconoscere al produttore agricolo si attesta sulle 486 lire/kg, corrispondenti a 2833 l/kg se riferite al contenuto in tiglio. Ovviamente, per valutare la convenienza economica complessiva per l'industria, rimangono da valutare i costi di trasporto, separazione e lavorazione delle fibre, nonchè la classificazione qualitativa e merceologica dei prodotti finiti ottenuti da dette fibre.

Conclusioni
Il lavoro svolto sulla canapa nel biennio 1998-99 in provincia di Ferrara ha permesso di indagare e di mettere in evidenza molte delle problematiche connesse alla coltivazione e alla creazione di una filiera tecnologica per la raccolta e la lavorazione delle fibre vegetali.
Si è avuta la conferma che sul versante agricolo sono possibili diverse soluzioni operative, ma che è di fondamentale importanza disporre preventivamente di industrie di lavorazione del prodotto agricolo, le quali forniscano chiare indicazioni sulla tipologia e sulle modalità di preparazione del materiale da avviare alla trasformazione. Solo con uno stretto rapporto tra il mondo industriale e la produzione agricola sarà possibile raggiungere risultati concreti per la definizione della fattibilità economica dell'intero processo di produzione e utilizzazione delle fibre e del seme di canapa.
In tal modo si potranno affrontare efficacemente e risolvere le problematiche ancora aperte sul versante agricolo, inerenti a svariati aspetti tecnici ed economici, alcune delle quali vengono di seguito sinteticamente ricordate.
Semina e tecnica di coltivazione
Esiste il grosso problema della disponibilità e del costo del seme, che potrebbe essere ridotto intervenendo con una seria programmazione di moltiplicazione delle varietà italiane e di acquisti per tempo del seme di provenienza straniera. La scelta varietale dovrebbe essere mirata alla prevalente utilizzazione industriale; l'epoca e le modalità di semina più rispondenti alle esigenze della coltura e l'agrotecnica funzionale alla meccanizzazione.
Per quanto concerne le condizioni pedologiche è importante destinare alla canapa terreni di buone caratteristiche e fertilità, al fine di ottenere buoni risultati produttivi (per quantità e qualità) ed economici, e si ritiene improponibile la coltivazione della canapa in situazioni non ottimali (terreni marginali, mal preparati, ecc...).
Macchine e tecnologie di raccolta
Le numerose soluzioni proposte e sperimentate necessitano di essere affinate in relazione sia alla forma, alla qualità, alla movimentazione e allo stoccaggio del vegetale richiesto dall'industria, sia per contenere i costi di questa fase che spesso costituisce una delle voci più rilevanti nella determinazione dei conti colturali.
Produzione di seme
Con riferimento alla raccolta del seme è necessario scegliere e mettere a punto mietitrebbie che consentano di operare ad altezze notevoli, ma che soprattutto siano dotate di apparati di taglio, convogliamento e separazione tali da evitare l'avvolgimento delle fibre e l'ingolfamento degli organi in rotazione. In questa direzione appare interessante la soluzione progettata per il prototipo realizzato dall'Istituto Sprimentale per le Colture industriali.