BREVE SAGGIO SULLA ALIMENTAZIONE NATURALE

PREMESSA


(un insolito viaggio nei retroscena della Storia)

"Le attivita' artigianali, a partire dal Medioevo, non hanno subito alcun miglioramento proveniente dal loro interno".
Questa frase, raccolta da un libro dell'economista americano J.K. Galbrait rappresenta, pur nella sua brevita', l'esposizione di opinioni diffuse su problemi di ampia portata che toccano l'essenza stessa della civilta'. Possiamo quindi partire da qui per alcune considerazioni su argomenti quali lo sviluppo della cultura, il progresso della scienza e della tecnologia, l'espansione dello stato nonche' il ruolo da esso svolto nella costruzione della societa' moderna.

Cose queste che hanno attinenza, anche se non appare, con l'argomento di questo saggio.
Si puo' subito rilevare come questa sintetica teoria possa essere applicata, non solo alle attivita' artigianali, ma all'intero ambito delle attivita' economiche; in realta' il suo campo di applicazione potrebbe essere ancora piu' vasto.

Ma e' meglio esaminare questa frase un po' piu' da vicino.

Le attivita' artigianali non hanno subito alcun miglioramento proveniente dal loro interno
In base alle conoscenze di cui possiamo disporre, si arriva ad una conclusione: vi sono numerose attivita' artigianali che, dal medioevo ad oggi, non hanno conseguito alcun progresso evidente.

E' capitato a volte che anche i piu' umili arnesi di lavoro abbiano avuto il privilegio di essere rappresentati in qualche dipinto o in qualche codice miniato. Ad essere rappresentati sono di solito gli oggetti d'uso piu' tipici delle varie arti, come la sega o la pialla del falegname, la lesina del calzolaio, la cazzuola, l'incudine ecc. Questi attrezzi manuali, che fino a qualche decennio fa erano ancora i principali ferri del mestiere, stanno appunto a rappresentare un livello della tecnologia rimasto stazionario.

Anche i manufatti conservatisi per molti secoli fino ai nostri giorni mostrano a volte la stessa sorprendente uniformita' con oggetti non ancora del tutto in disuso.
E si puo' fare la medesima constatazione esaminando qualcuna delle attivita' artigianali ancora esistenti. Per esempio quella della liuteria. Si sa che quest'arte era gia' ben presente ai tempi di Dante Alighieri: Dante stesso, nell'Inferno, incontra un personaggio con la pancia a forma di liuto! Ma la semplice esistenza del liuto presuppone l'esistenza, fin dall'anno 1300, di tutto il corredo di utensili, materiali e segreti del mestiere necessari per costruire uno strumento, di non lieve difficolta' manuale e tecnica, come il liuto. Per quello che se ne puo' dire un liuto od un mandolino non sono molto diversi e vengono fabbricati oggi piu' o meno nello stesso modo di 700 anni fa.

Analoghi discorsi si possono fare per altre attivita' artigianali ancora esistenti fino a poco temopo fa. Ma accanto a questi esempi se ne possono citare facilmente altri di attivita' artigianali che hanno subito invece evidenti progressi. Nello stesso settore della liuteria si possono citare gli strumenti usati dai musicisti professionisti nelle orchestre.

Questi ultimi - violini, viole, contrabbassi ecc.- hanno subito nel corso dei secoli un'evidente evoluzione, che li ha portati a popo a poco a raggiungere alti livelli di prestazioni rispetto ai modelli originari. Ecco quindi anche il caso opposto, quello di un'attivita' artigianale che ha conseguito dei chiari progressi. Ma questi progressi sono sicuramente dovuti ad impulsi provenienti dall'esterno.

Non solo perche' nei secoli passati erano le corti principesche a stimolare la costruzione di strumenti musicali continuamente migliorati, ma anche perche' erano le stesse corti a fornire poi le risorse necessarie.

Consideriamo ora come secondo esempio l'agricoltura, che fino a poco tempo fa era l'attivita' economica di gran lunga prevalente.
La documentazione raccolta dagli storici sta a documentare che la rotazione delle coltivazioni era gia' largamente praticata in Europa alla fine del Medioevo (tra il 1400 e il 1500).

Si e' arrivati alla rotazione delle colture grazie ad un progresso costante nelle tecniche agricole, dopo essere partiti da condizioni di estrema arretratezza. Da allora e per parecchio tempo l'agricoltura non ha piu' ottenuto alcun sensibile miglioramento, come e' dimostrato dal fatto che la popolazione ha superato i livelli demografici dei tempi di Dante solo all'inizio dell'era industriale.

Non e' necessario ricorrere ad altre informazioni di dettaglio che pure non mancano. La rotazione delle colture, di per se', insieme con le dimensioni standard del fondo agricolo, sono elementi sufficienti a determinare in forma obbligata tutta l'organizzazione della produzione agricola, compreso l'allevamento del bestiame ed i vari tipi di vegetali coltivati.

La rotazione delle colture con tutto quello che si porta dietro e' rimasta in auge fino a non molti decenni fa, cioe' finche non e' stata soppiantata dalla meccanizzazione, dai fertilizzanti chimici e dalla irrigazione artificiale. Eccettuati pochi cambiamenti non fondamentali ci si trova ancora di fronte ad una attivita' che, dal Medioevo ad oggi ha ben poco progredito. In questo caso si tratta di una attivita' "di tipo artigianale", non artigianale in senso stretto.

Insieme con l'agricoltura, nella medesima situazione, si trovano anche tutte quelle attivita', di tipo privato o domestico, che a maggior ragione non possono essere definite artigianali Anche queste pero' vanno comprese nella categoria di quelle che non hanno subito miglioramenti provenienti dal loro interno.

Come ulteriore esempio si puo' ricordare, tra queste ultime, la pratica quotidiana della cucina.
Ancora pochi anni fa i contadini avevano nelle loro case il camino, il paiolo di rame per la polenta e la madia per il pane.
Il pane lo si faceva in casa. Venivano allevati i polli ed il maiale per ricavarne salami e prosciutti, non molto diversamente da come si faceva ne medioevo. Lo sta a dimostrare una realistica formella della Porta dei Mesi della cattedrale di Ferrara, scolpita intorno all'anno 1200. Anche la pasta la si faceva in casa. Gran parte delle ricette di cucina avevano la sola funzione di rendere accettabili i cibi poveri o le diete monotone. Oppure potevano servire per riutilizzare gli avanzi. Questo quadro e' rimasto per secoli sempre il medesimo.

Non esisteva pero' soltanto la cucina familiare. Accanto ad essa, anzi, sarebbe meglio dire "ad una certa distanza", c'e' un'altra cucina che, al contrario progredisce.

E' pur vero che progredisce solo su certi piani, ma progredisce al punto da ottenere risultati quasi strabilianti. Ne sono testimonianza i celebri banchetti imbanditi presso la corte estense dallo scalco Cristoforo da Messisbugo: banchetti che potevano arrivare alle cento portate!
Questo secondo tipo di cucina, al contrario di quella familiare, dispone di molti mezzi: e' la cucina dei re e dei principi, praticata per ragioni di rappresentanza e di prestigio nei sontuosi palazzi sede della nobilta' e dello stato.

Il progresso, anche qui originato da spinte provenienti dall'esterno, si manifesta attraverso allestimenti sempre piu' grandiosi, sofisticati e raffinati (ma non ancora nel cercare di ottenere un'alimentazione migliore dal punto di vista della salute).

La differenza tra questo tipo di cucina e quella familiare puo' essere mostrata anche in un altro modo. Mentre la cucina familiare e' sempre stata una prerogativa delle donne, la cucina "affare di stato" e' riservata, a prima vista sorprendentemente, solo agli uomini. L'apparizione degli uomini in cucina si spiega perche', nei tempi antichi, idealmente fino alla Rivoluzione Francese, solo gli uomini potevano ricoprire incarichi nelle istituzioni pubbliche. Le donne bensi' lavoravano, anche in cucina, ma sempre in forma "privata". Lo specialista dei banchetti di corte non poteva quindi essere una donna, perche' essa non poteva far parte della struttura organizzativa dello stato, ne' ricoprirvi alcun incarico.

La posizione sociale di una donna poteva ancora essere elevata oppure no, ma sempre nell'ambito del privato, cioe' nel suo ruolo di moglie, madre ecc.
Per questo motivo, nel momento in cui la cucina dispone degli stimoli e dei mezzi per progredire, passa da mani femminili a mani maschili. Tuttora i grandi cuochi sono quasi sempre uomini, nonostante che la cucina familiare continui ad essere affidata in prevalenza alle donne. La stessa cosa del resto accade anche per altre attivita' tipicamente femminili: nel momento in cui si passa dalla attivita' domestica alla esecuzione dei grandi arazzi per conto di illustri committenti, ecco che compaiono come dal nulla gli arazzieri. Ci sono quindi numerose attivita', sia di tipo artigianale che agricolo, ma anche private e quotidiane, che sono rimaste pressoche' immutate dal medioevo ad oggi perche' non hanno trovato al loro interno la spinta ed i mezzi per progredire.

Non esiste un nome che comprenda tutte queste attivita' in un'unica categoria ma, per semplicita' ci si potrebbe riferire ad esse attraverso il concetto di cultura materiale. Fanno parte della cultura materiale gli oggetti fabbricati per soddisfare i quotidiani bisogni umani e le attivita' che sono servite per produrli. Ma per il nostro scopo dovremmo anche comprendervi tutti i comportamenti che non hanno diretti risvolti materiali, ce che rientrano nella sfera della vita privata, personale e familiare.

Se per comodita' adottiamo questo modo di esprimerci, possiamo allora dire che la cultura materiale non ha subito alcun miglioramento proveniente dal suo interno, a partire dal medioevo.

a partire dal medioevo
Ma perche' poi "a partire dal medioevo"? Per rispondere a questa domanda e' necessaria una piccola digressione.
Dalla caduta dell'Impero Romano, che ha coinvolto nel suo crollo, oltre alle istituzioni dello stato, anche l'intera societa' civile, la vita e' ripartita praticamente da zero.

E' ripartita da zero o quasi l'amministrazione dello stato, che da allora ha iniziato un lento lavoro di ricostruzione di tutte le sue istituzioni. Ed e' ripartita da zero (o da sottozero) anche la cultura materiale intesa in senso lato.

Il collasso demografico seguito a quello dell'impero, causato dalle guerre, dalle stragi e dalle epidemie, aveva fatto quasi scomparire le citta', rimaste pressoche' deserte, e provocato lo spopolamento delle campagne. Insieme con le citta' sono andate perdute le conoscenze artistiche, scientifiche e tecniche del mondo antico, ma e' rimasto poco anche delle conoscenze relative alle piu' modeste attivita' artigianali. Infine e' andata quasi del tutto perduta anche la quotidiana arte del vivere fin nei suoi aspetti piu' semplici.

Le campagne hanno smesso di essere coltivate, e ben presto i boschi hanno ripreso il sopravvento. Anche le vie di comunicazione terrestri sono state in genere abbandonate, e le strade sono diventate impraticabili. Per quello che se ne puo' dire i pochi superstiti vivevano in condizioni primitive sotto ogni riguardo.

A partire da quel momento ha avuto inizio un lungo e lento processo di crescita, sia delle strutture statali, sia della cultura materiale, accompagnato da una parallela crescita della popolazione.

La crescita del settore pubblico e' avvenuta perche' lo stato, inteso come organizzazione, ha la spontanea tendenza a crescere, espandersi e rafforzarsi. Tutto questo grazie ai suoi particolari meccanismi che favoriscono l'accumularsi di risorse di vario tipo: beni materiali, capitali monetari, conoscenze tecniche, esperienze ecc. Queste risorse vengono investite e si stratificano nella struttura stessa dello stato e ne ampliano ulteriormente le dimensioni, la forza ed il raggio di azione. Una volta avviato il meccanismo il semplice trascorrere del tempo diventa condizione sufficiente perche' si produca questo processo accumulativo.

Ma anche la cultura, sia pure per altri motivi, ha la tendenza spontanea a progredire per effetto del solo trascorrere del tempo. La spiegazione consiste nel fatto che, in una societa' tecnologicamente poco progredita le condizioni ambientali al passare del tempo rimangono piu' o meno sempre le stesse, cosi'come tutti i problemi del vivere quotidiano. E man mano che il tempo trascorre, ognuno di questi problemi puo' essere affrontato e, se la tecnologia non aiuta, cio' non di meno la cultura si arricchisce di sempre nuove esperienze.

Cosi', col tempo, non solo ogni problema o bisogno quotidiano trova una sua soluzione di tipo comportamentale, ma queste soluzioni, con l'ulteriore trascorrere del tempo, si affinano sempre di piu'. Tutto questo e' evidente proprio perche' si parte dall'assunto che il tempo non manca.

Questa situazione coincide con quella in cui vengono a trovarsi le societa' preistoriche. Anche queste sono, quasi per definizione, tecnologicamente arretrate, ed e' per questo che vengono dette primitive. Ma se sono primitive dal punto di vista tecnologico non lo sono affatto dal punto di vista della loro cultura e cultura materiale; anzi, l'opinione attuale degli antropologi e' che le societa' cosi' dette primitive sono dotate in realta' di culture particolarmente ricche. La spiegazione e' quella che e' stata appena ricordata: tecnologie che non progrediscono stanno a significare staticita' dei problemi del vivere. E societa' che per secoli e milleni hanno di fronte sempre gli stessi problemi sviluppano schemi comportamentali finemente commisurati alle situazioni cui devono far fronte.

Puo' capitare che ci si stupisca nel constatare la presenza di ricche e raffinate culture presso i primitivi, cosi' come ci si puo' stupire per le grandi dimensioni di un albero plurisecolare. Ma varrebe forse la pena di riflettere che, prima della civilta' e dell'agricoltura tutti i boschi, ancora intatti, erano formati da alberi delle massime dimensioni consentite. Ugualmente le societa' preistoriche rappresentavano, e nei casi superstiti ancora rappresentato, il massimo esito che possa conseguire la cultura del vivere quotidiano.

Dunque questo fattore di crescita della cultura operava nella societa' medioevale, che pero' si avvaleva anche delle tecnologie, scoperte per la prima volta, o riscoperte e diffuse, dalle rinascenti organizzazioni di tipo statuale. Per esempio le grandi abbazie, una delle poche entita' organizzate del tempo, hanno avuto un ruolo non trascurabile nel miglioramento delle tecniche agricole.

Nel Medioevo si assiste dunque ad un processo di crescita parallelo, dello stato e del privato, accompagnato da un'analoga crescita demografica, dovuto a cause in parte comuni ed in parte molto diverse. Infatti questa crescita parallela e' proseguita per molto tempo, ma ad un certo punto le strade si sono separate (ma e' piu' esatto dire che si sono intersecate). Perche', se e' vero che nelle ideali societa' preistoriche (ideali perche' ormai non esistono piu) il progresso della cultura non trova limitazioni nel trascorrere del tempo, in epoca storica ad un certo punto la limitazione e' provocata proprio dalla presenza dello stato, dato che - abbiamo detto che esso si accresce - ma si accresce, accumula risorse, sia a danno dell'ambiente, ma anche a spese della sfera di autonomia delle persone.

E' presto detto per l'ambiente: le nuove tecnologie e l'aumento della popolazione portano ad uno sfruttamento sempre piu' esteso ma anche piu' efficiente delle risorse naturali, alcune delle quali rinnovabili, altre no.

Per quanto riguarda gli esseri umani, quando all'inizio le strutture di tipo amministrativo sono ancora in embrione, lo sfruttamento delle persone non e' sufficiente ad annullare i vantaggi della crescita della cultura materiale, cui per importanti aspetti contribuisce lo stato stesso. Ma si arriva presto al punto che il peso dello stato sulla sfera privata diventa tale da soffocare ogni ulteriore possibilita' di crescita. Si puo' fare questa affermazione perche', a partire dalla fine del Medioevo (1300 - 1400 d.c.) dovunque sia possibile fare dei confronti, viene riscontrato nell'ambito della cultura materiale non piu' un progresso, ma il semplice mantenimento dei risultati conseguiti.

la crescita dello stato
In contrapposizione con il venir meno della crescita della cultura, nei tempi successivi al Medioevo lo sviluppo dello stato e' proseguito a velocita' sempre maggiore. Nel nostro paese si passa dai Comuni, o citta' stato, alle Signorie, poi agli stati pluriregionali per arrivare infine ad un'unica amministrazione.

Ma, indipendentemente dall'estensione territoriale (nel 1300, al di la' dei Comuni, tutto faceva capo alla Chiesa ed all'Impero), crescono il numero e l'estensione di tutte le strutture statali, fino ad arrivare, ai nostri giorni, alle abnormi dimensioni che tutti possono constatare. Gia' nel 1600 e nel 1700 il peso dello stato sulla societa' era diventato tale da soffocare ogni espressione di spontanea individualita'. Si era arrivati al punto che la vita della maggior parte delle persone era confinata in ruoli tanto miserabili quanto immodificabili. Il comportamento, anche il piu' intimo e privato, era invaso da "regole morali" create da organizzazioni capaci di promuovere un controllo sociale asfissiante.

A partire dalla seconda meta' del 1700 si sono aggiunte anche le organizzazioni di carattere economico, non statali, e solo per questo dette private. La comparsa delle organizzazioni private, sancita dal diritto napoleonico, e' pero' servita a cambiare il quadro della situazione. La nuova configurazione del diritto, portata dalla Rivoluzione Francese, ha conferito dignita' e spazio politico alla ricchezza ottenuta con le attivita' produttive. Fino a quel momento infatti la produzione di beni materiali correnti e di uso quotidiano non aveva potuto giovarsi del supporto dello stato o di altre organizzazioni. La conseguente espansione di beni di ogni genere e' riuscita alla fine a sollevare gli umani dai principali bisogni economici salvandoli cosi', almeno in parte, dall'oppressione senza scampo dei secoli precedenti. Con la nascita delle organizzazioni economiche e' cambiato anche il ruolo della scienza, le cui conquiste erano rimaste fino a quel momento lontane da ogni possibile applicazione pratica. Lo dimostra il caso esemplare di Leonardo da Vinci.

Molti dei disegni lasciatici da Leonardo contengono le soluzione di problemi meccanici che hanno anticipato di secoli il progresso della scienza. Ma queste geniali invenzioni, custodite gelosamente come veri e propri segreti del mestiere, avevano spesso il solo scopo di far funzionare le complesse macchine sceniche dei teatri del tempo. Queste stesse tecnologie, per poter diventare di uso comune, dovettero essere riscoperte daccapo secoli dopo.

E' stato solo con la nascita delle organizzazioni economiche che il lavoro degli scienziati e' stato messo a disposizione dell'economia, contribuendo cosi', in maniera decisiva, allo sviluppo della societa' moderna.

la societa' moderna
La crescita dello stato e' proseguita anche nell'era industriale. Al momento attuale non c'e' piu' settore in cui le organizzazioni non siano presenti in maniera massiccia: istruzione, traffico, sicurezza sociale, polizia ecc., oltre ai settori piu' tradizionali come esercito, fisco, opere pubbliche.

Questo per quanto riguarda lo stato propriamente detto. Le organizzazioni "private" operano invece prevalentemente nel campo dell'economia, ma sono presenti anche in settori quali le comunicazioni, la ricerca scientifica, i servizi sociali ecc. L'esistenza di tante potenti strutture interferisce continuamente con la sfera di autonomia delle persone, delle famiglie e dei piccoli gruppi sociali.

Per quanto riguarda lo stato si puo' avere la misura della sua ingerenza nella vita quotidiana ricordando che, secondo una stima recente, sono ben otto milioni le norme di legge in vigore nel nostro paese! Nell'era moderna c'e' pero' un'importante eccezione: gli Stati Uniti. Il "paese degli uomini liberi" e' stato costruito da persone che avevano cultura europea, ma nessuna autorita' sopra la loro testa. Le strutture statali che si sono date sono le piu' leggere e funzionali possibili: e' questo il prototipo dello stato liberale. Ma anche in questo paese si puo' facilmente osservare una deriva verso organizzazioni sempre piu' grandi e totalizzanti, sia pubbliche che private, anche se le strutture dello stato rimangono ancora piuttosto leggere.

A loro volta le esigenze dell'economia industriale costringono le persone a condizioni di vita alienanti: lavorare alla catena di montaggio in fabbrica o in ufficio, vivere di televisione nei condomini di periferia; consumare il proprio tempo libero intruppati in grandi greggi. Nel frattempo anche la popolazione e la pressione sull'ambiente sono molto aumentate. Sono cresciute le terre coltivate o antropizzate. L'inquinamento aggiunge danni profondi e spesso irreversibili alla "tradizionale" distruzione della natura.

Il ruolo delle organizzazioni
Ma d'altro canto le organizzazioni non sono solo questo. Del resto, senza gli stati e le civilta' il popolamento umano della Terra sarebbe ancora quello dei tempi preistorici: da dieci a venti milioni di individui in tutto il mondo. E bisogna ammettere che, se si volessero abolire le organizzazioni, bisognerebbe anche accettare una diminuzione della popolazione fino ad un livello compatibile con un'economia preagricola. Le organizzazioni economiche hanno anche un importante effetto di "trascinamento" nei confronti della cultura materiale, dato che producono enormi quantita' di beni di uso quotidiano.

Se dunque e' vero, come e' vero, che molti vantaggi possono derivare da organizzazioni potenti e ricche di mezzi, e' pero' anche vero che nelle loro varie articolazioni esse perseguono sempre un unico obiettivo: quello di rafforzarsi ed espandersi. Qualsiasi problema possono affrontare nel campo scientifico, tecnologico o altro, ma solo a patto che cio' rientri nell'ambito di questo immutabile obiettivo strategico.

Non vale a cambiare la situazione l'ingenua (o meno) pretesa di creare nuove strutture dedicate alla soluzione di problemi finora trascurati ma che sono in contrasto con gli interessi primari delle organizzazioni. Ancora meno possono servire nuovi modelli di stato "alternativi", "popolari", se non addirittura anarchici. L'assurda convinzione di poter costruire uno stato di tipo anarcoide (una vera e propria contraddizione in termini, sapientemente propagandata da organizzazioni costruite allo scopo) ha reso possibile una delle piu' grandi mistificazioni della storia, e ha dato vita ad uno dei sistemi piu' totalitari, dittatoriali ed oppressivi mai esistiti.

Infatti i fini istituzionali assegnati alle nuove amministrazioni o ai nuovi stati, se sono in contrasto con gli abiettivi strategici, non possono essere perseguiti in modo efficace, ma alla fine saranno stati solo il pretesto per la creazione di nuove strutture, non meno oppressive delle altre, che avranno d'ora in avanti vita propria ed indipendente, e che in futuro sara' ben difficile smantellare.
Questa tendenza ad espandersi puo' ancora spiegare fatti altrimenti difficili da comprendere. Per esempio perche' le organizzazioni private sono piu' efficienti di quelle pubbliche. La ragione profonda e' che gli scopi degli enti economici coincidono con quelli di autoaffermazione, e possono quindi essere perseguiti con efficacia. Al contrario, i fini istituzionali dei vari organi dello stato sono spesso "altruistici", ed e' quindi piu' difficile che si raccordino con i loro obiettivi strategici. Le organizzazioni di tutti i tipi sono infine la causa del venir meno dei valori morali - le leggi non scritte che reggono le societa' naturali - . Esse infatti impongono una loro morale che subordina tutto, le persone e i rapporti sociali, al perseguimento dei propri scopi.
Il modello di stato liberista e' quello preferibile, non solo perche' piu' "leggero" ma anche perche' esso ha gli strumenti per impedire che le pubbliche istituzioni possano sfuggire al controllo dei cittadini (in un paese statalista come l'Italia lo stato impone tasse doppie, ma da' di meno che in molti paesi liberisti).

la cucina
In conclusione lo stato e' indispensabile alla nostra societa', ma e' necessario controllare che le organizzazioni economiche e statali assolvano i propri compiti con il minor danno per gli individui e per l'ambiente. E' necessario inoltre controllare che venga mantenuta per gli individui, le famiglie ed i piccoli gruppi sociali la massima sfera di autonomia.

La tutela dei valori della persona oltre che della sua sfera di autonomia si rivela quindi doppiamente importante, perche' sono gli individui stessi che devono esercitare questo controllo. La cucina, pur nella sua modestia, costituisce un settore non del tutto trascurabile (uno dei tanti) di questa cultura della vita quotidiana che e' necessario tutelare.

Quotidianamente in cucina vengono commessi grossolani errori nella preparazione e nella cottura dei cibi, che pesano fortemente sulla salute e sul benessere. Questi errori vengono compiuti tutti i giorni ed ogni giorno milioni di volte, nonostante che le conoscenze scientifiche siano piu' che sufficienti per orientare il comportamento. Questo perche' la scienza e' spesso solo al servizio dell'industria che la sovvenziona, la quale a sua volta e' al servizio dei propri interessi prima che del benessere delle persone.

Se per realizzare il progetto di far crescere aspetti essenziali della cultura non si puo' far sempre conto sui mezzi delle organizzazioni, non rimane che appellarsi alle persone consapevoli affinche' utilizzino a questo scopo le pur limitate risorse di cui dispongono.

Questo lavoro e' un tentativo di dare una qualche pratica attuazione a questi principi.