Per uso tessile, un business di miliardi. Pecoraro Scanio, responsabile
dellagricoltura, sa bene che qualcuno insorgerà. Ma dice: Tanto io sono per legalizzare le droghe leggere.
Sorpresa, torna la canapa: qualcuno dirà che è un atto giudizioso e saggio, altri lo considereranno un cavallo di Troia che apre la strada a forme più o meno velate di legalizzazione delle droghe leggere. Certo è che adesso ci sono le condizioni legislative perché una delle varietà vegetali più discusse dopo un decennio in cui la legislazione antidroga laveva quasi cancellata torni ad essere coltivata in Italia come un tempo. Dietro questo provvedimento, approvato senza che nessuno se ne accorgesse nel Consiglio dei ministri europei del 17 luglio, cè la regia di Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dellAgricoltura in odore di eresia. Che torna allassalto su un tema tabù, dopo il celebre outing sulla sua bisessualità e una serie di provvedimenti a effetto come il blitz contro la Ue per salvare i prodotti tipici e i draconiani decreti anti incendio. Ecco come il leader verde spiega i motivi che lhanno spinto a inserire nellOcm, il nuovo regolamento dellorganizzazione comune di mercato, norme e quote che incentivano le coltivazioni in Italia.
Scommettiamo che nel Polo la additeranno come un cattivo esempio, un leader tutto sex, drugs, e chissà cosaltro?
E possibile. Io rispondo con i fatti con il deliberato varato nel Consiglio dei ministri Ue e con un nuovo regolamento ministeriale sto cercando di correggere una stortura: quella per cui la canapa italica, per le sue affinità con la varietà indiana, è stata in questi anni messa al bando.
Scusi ministro, però queste affinità non si limitano alla parentela tipologica. Anche la canapa italica contiene il tetraidrocannabinolo, il principio stupefacente che rende appetibile lerba come droga leggera.
E vero, il cannabinolo cè, ma in percentuali ridotte, e fra laltro consentite dalle norme della Ue. La legge Jervolino - Vassalli conteneva norme troppo severe che, interpretate in senso restrittivo, hanno prodotto una vera e propria repressione: lo sa che per tutti gli anni 90 i carabinieri e la polizia hanno arrestato dei poveri agricoltori perché coltivavano la pianta?
Si è scelta la strada del rischio zero.
Con risultati disastrosi: fra il 1960 e il 1970 eravamo il principale produttore di canapa dellOccidente, con 80.000 ettari coltivati allanno. In questo decennio, invece, la Jervolino Vassalli e linvasione del mercato cotonifero americano ci hanno portato ad un dato irrisorio: 280 ettari nel 98 99. Qualcuno più spregiudicato di noi come la Spagna si è gettato a capofitto in questo business, e ci ha strappato la leadership. A causa delliperproibizionismo abbiamo perso decine e decine di miliardi.
Sarà più facile coltivare anche la canapa da fumo?
Senta, con le fibre di canapa ci si fanno i cruscotti della Volkswagen. Ripeto: la varietà italica ha percentuali basse di tetraidrocannabinolo, luso primario è quello tessile. Lei lo sa che tutti i dipinti del Rinascimento sono su canapa, i colori al latte e il giallo allo zafferano? Allora si aveva meno paura della natura di oggi.
E favorevole alla liberalizzazione delle droghe leggere?
Non sono vorevole alla liberalizzazione, tuttavia sono convinto che serva una politica di legalizzazione: lunica via possibile per distruggere il mercato nero grazie a cui il consumo delle droghe aumenta e si diffonde.
Sette (supplemento del Corriere della Sera) Mese di agosto 2000
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